La finestra di Overton

La finestra di Overton (in lingua originale “The Overton Window”) è uno schema di comunicazione, di persuasione e di manipolazione delle masse, creato e ideato dall’attivista e sociologo statunitense Joseph P. Overton. In altre parole, attraverso questo schema è possibile attuare un’abile e quanto mai sottile forma di persuasione occulta, una sorta di ingegneria civile, messa in atto dalle menti del pensiero sociale e pubblicista, per far sì che l’atteggiamento dell’opinione pubblica rispetto a una certa idea si sposti in una determinata direzione. Attraverso la finestra di Overton, quindi, possiamo “vedere” con i nostri occhi come avviene la persuasione politica, sociale ed economica nella nostra società contemporanea, e dei meccanismi che possono essere utilizzati per tali scopi. Sulla base di questo schema, infatti, si possono costruire (e sono state costruite) campagne a favore di alcune idee non ancora accettate dalla società.
Tramite una progressione geometrica che coinvolge tv, giornali, internet, istituzioni e politica, l’inaccettabile diventa accettabile, e addirittura conforme e legalizzato. Quindi, un’idea del tutto inaccettabile qualche anno prima, diventa, dopo i vari passaggi proposti dallo schema, un’idea del tutto accettata e radicata all’interno della società, tanto da diventare Legge. Senza forzature, senza violenza fisica, la violenza, semmai, è subdola, riguarda la mente e le coscienze dell’umanità. Tutto questo “trasbordo ideologico inavvertito”, può essere attuato perché viviamo in una società che crede ciecamente a tutto ciò che proviene dai media, una società “pronta”, imbevuta di relativismo etico e che è ormai priva di valori non negoziabili.
Secondo Overton quindi, qualsiasi idea, anche la più incredibile, per potersi sviluppare e instaurare nella società, possiede una sua finestra di opportunità. Il semplice apparire di questa idea, sempre attraverso la finestra di Overton, permette il passaggio dallo stadio di “impensabile” a quello radicale, di un pubblico dibattito, prima dalla sua adozione da parte della coscienza di massa e il suo successivo inserimento nella legge. Ovviamente il tutto diventa fattibile attraverso le tecniche più sottili di manipolazione, efficaci e coerenti, si tratta di portare il dibattito dell’idea stessa fino al cuore della società, per fare sì che il cittadino comune si appropri di una certa idea e la faccia sua.
Spesso possiamo assistere a delle vere e proprie azioni teatrali, dove è sufficiente che un personaggio pubblico, un personaggio famoso o un politico promuova un’idea in modo caricaturale ed estremo, e che poi il resto della classe sociale e politica smentisca con grande foga. Ma ecco, l’idea è nata, e secondo lo schema di Overton, una finestra è già pronta e la danza dei furbetti può cominciare. Le idee, sempre secondo lo schema, attraversano le seguenti fasi: impensabili (inaccettabile, vietato) -> radicali (vietato ma con delle eccezioni) -> accettabili -> sensate (razionali) -> diffuse (socialmente accettabili) -> legalizzate (consacrazione nella politica statale).
 finestra-di-overton

 

Dovete sapere che Joseph P. Overton era l’ex vice-presidente del centro d’analisi americano Mackinac Center for Public Policy, un istituto che oggi possiamo definire come “think tank”, ovvero, secondo Wikipedia: “..una società o un gruppo, tendenzialmente indipendente dalle forze politiche (anche se non mancano think tank governativi), che si occupa di analisi delle politiche pubbliche e quindi nei settori che vanno dalla politica sociale (social policy) alla strategia politica, dall’economia alla scienza e la tecnologia, dalle politiche industriali o commerciali alle consulenze militari.”. Sempre secondo Wikipedia: “Overton morì il 30 giugno 2003 all’aeroporto di Caro a seguito delle ferite riportate in un incidente aereo occorso durante il suo primo volo con un mono-posto ultra-leggero, assistito dall’istruttore di volo a terra. Le cause dell’incidente non furono immediatamente chiare.” Piccola partentesi per dare un accenno di identità al nome di Overton.

Temi come matrimoni tra le persone dello stesso sesso, oppure l’eutanasia, hanno semplicemente percorso l’intero processo “tecnologico” di trasformazione da “inaccettabili” fino alla “legalizzazione”. Attenzione, non sto dicendo che io sia favorevole all’una o contrario all’altra, vi sto semplicemente mostrando come la finestra di Overton è realtà, tangibile, sotto i vostri occhi. In passato, lo stesso schema è stato adottato per l’aborto, per l’omosessualità, le guerre. Ripeto, nulla di favorevole o contrario, io osservo e basta. E in futuro? Ovviamente, l’esempio potrebbe essere differente e riguardare altri argomenti come il lavoro gratuito, il divieto di manifestare, l’abolizione dei sindacati e del concetto di tutela sociale, l’accettazione acritica del proprio status sociale subordinato, la psicopolizia, la pedofilia, il razzismo, il fascismo, la tortura, fino all’accettazione di un sistema dittatoriale!
Il regista russo Nikita Mihalkov nel suo videoblog Besogon.TV propone in maniera provocatoria (ma non troppo!) lo schema di questo processo sull’esempio di un fenomeno finora impensabile e inaccettabile nella società: il cannibalismo. Del resto uno dei trucchi previsti consiste nel cambiare nome a quel concetto, per farlo apparire da subito “più bello”. Lo scopo è di staccare nella coscienza collettiva la forma della parola dal suo contenuto. Molte guerre sono diventate missioni di pace, gli omosessuali oggi vengono chiamati gay, e i cannibali un giorno verranno chiamati, ad esempio, “antropofili”, “amanti del genere umano”. Spunterà un nuovo slogan: “Non si deve vietare l’antropofilia!”. Si approva la legge, l’argomento arriva nelle scuole e negli asili nido e una nuova generazione già non sa che si può pensare diversamente.
Funziona così, ognuno è libero di associarsi o dissociarsi dall’idea, ma quell’idea, sia ben chiaro, non arriva dal nulla, ma fa parte di un progetto ampio, studiato a tavolino. Lo dico perché la maggioranza dei nostri contemporanei pensa che i cambiamenti sociali in atto siano la naturale e ineluttabile conseguenza del “Progresso” che, come ripetono alla lettera, non si può fermare. Ormai le “finestre” aperte sul concetto gender, sul microchip sottocutaneo, il ritiro del contante, gli uteri in affitto, i vaccini obbligatori, la manipolazione atmosferica, lasciano già presagire quale sarà il fine ultimo. E tante altre “idee” sono ancora in una fase intermedia, ma un giorno si ritroveranno ad essere “legalizzate”. Un metodo, questo di Overton, che si allinea molto con il “principio della rana bollita” citato da Noam Chomsky, uno dei grandi intellettuali della nostra epoca; un principio per mostrarci cosa c’è nel mare della manipolazione mentale in atto: la “strategia della gradualità”. Per far accettare una misura inaccettabile, oltre a seguire lo schema di Overton, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi…

Le dieci regole del controllo sociale di Noam Chomsky

Il controllo dei mezzi di informazione

Distrazione, sensibilità, senso di colpa, compiacersi della mediocrità. Ogni giorno siamo sottoposti a centinaia di stimoli esterni che inevitabilmente influenzano la nostra opinione. Anche la persona più obiettiva e imperturbabile inevitabilmente viene condizionata da qualcosa o qualcuno. Che sia la stampa, la televisione, il mare magnum di internet. Non più solo un quarto potere, ossia la capacità della stampa di orientare l’opinione pubblica, ma anche un quinto e un sesto potere. Basti pensare al ruolo ancora dominante del piccolo schermo e quello sempre più penetrante dei social network.
Tutto parte da una domanda: e se ciò che pensiamo in realtà derivasse da quello che gli altri – il potere in primis- vogliono farci credere? A questo interrogativo ha risposto Noam Chomsky, linguista, filosofo, teorico della comunicazione e anarchico statunitense. È lui a stilare le dieci regole per il controllo sociale, vale a dire le strategie utilizzate per la manipolazione del pubblico attraverso i mass media. Si inizia con la strategia della distrazione, messa in atto per sviare la nostra attenzione dai veri problemi e focalizzarla su quelli che hanno meno importanza. Segue la regola basata sulla creazione di un problema, come ad esempio una crisi economica o una minaccia terroristica, a cui si offre la soluzione. Tutto questo deve però avvenire in maniera graduale per evitare traumi e sommosse. La decisione, poi, deve essere dolorosa e necessaria e la si dovrà spiegare alle persone come se fossero bambini, privi quindi di assoluta analisi critica facendo leva sulla emotività piuttosto che sulla riflessione. Alla base di tutto il mantenimento di un popolo mediocre e ignorante.
D’altronde, come sostiene Chomsky i sistemi democratici, non essendo intenzionati a mantenere l’obbedienza con la forza, devono non solo controllare ciò che il popolo fa, ma anche quello che pensa. Ecco perché, il filosofo ha elaborato la lista delle dieci regole per il controllo sociale. La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati messaggi. Ma in che modo essi condizionano le nostre vite? Vediamo nel dettaglio il decalogo per il controllo sociale.
1. La strategia della distrazione. 
Si tratta della prima, e più importante regola. «Deviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli il tempo di pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali”. L’elemento primordiale del controllo sociale è dunque distrarre la massa, sviarla dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazione di continue distrazioni e informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico di interessarsi alle conoscenze essenziali nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere insomma l’attenzione del pubblico imprigionata da temi senza vera importanza e deviandola dai veri problemi sociali.
2. Creare il problema e poi offrire la soluzione. 
La seconda regola appare quanto mai attuale. Il metodo viene anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Tanti sono gli esempi: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3. La strategia della gradualità. 
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta. Offrirle al “pubblico” poco alla volta, invece, consente al potere di far accettare tali condizioni in maniera meno traumatica e come inevitabili.
4. La strategia del differire. 
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. È più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. E poi, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
5. Rivolgersi alla persone come a dei bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e un’intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende a usare un tono infantile. Se qualcuno, infatti, si rivolge a una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà a una risposta o a una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno.
6. Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.
Far leva sull’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, o per indurre comportamenti.
7. Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.
Fare in modo che la gente sia incapace di comprendere le tecniche e i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori”.
8. Stimolare il pubblico a essere favorevole alla mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti.
9. Rafforzare il senso di colpa.
Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire.
10. Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo e un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su se stessa.
Si può sfuggire al controllo sociale? La risposta è si, abbattendo quelle stesse regole che vogliono ingabbiarci. Puntando al sapere e all’analisi, al confronto e alla pluralità delle opinioni, tornando a essere massa critica e non accettando aprioristicamente ciò che ci viene imposto. Scavando oltre la superficie. È questa la vera sfida che si presenta prepotente ancora oggi.

Il Principio della Rana Bollita di Noam Chomsky

Conoscete il “principio della rana bollita”? E’ utilizzato dal filosofo americano Noam Chomsky per descrivere la Società e i Popoli che accettando passivamente, il degrado, le vessazioni, la scomparsa dei valori e dell’etica, accettando di fatto la deriva.
Non ci sono basi scientifiche a dimostrare questo principio, ma è un ottimo spunto, valido in sociologia e psicologia, per spiegare determinati comportamenti.
Ma cominciamo dall’inizio, di cosa stiamo parlando? Mica penserete davvero che vogliamo mostrarvi come bollire una rana!! Assolutamente no, questo principio serve a spiegare la capacità di adattamento che ha l’uomo e che spesso questo adagiarsi e accettare gli eventi porta inesorabilmente alla morte, e infatti c’è chi afferma che non ha importanza la durata della vita, ma la qualità.
Il principio della rana bollita Cosa dice questo principio?
❝ Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.
Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.❞
Si può affermare che questa sia una metafora della vita (PS: non provate a replicare questo esperimento) per avvisare le persone che l’adattarsi non è sempre la scelta migliore da fare, anzi, spesso è la peggiore. Possiamo applicare questo principio ad una gran varietà di situazioni che affrontiamo nella vita come il lavoro, una relazione, una situazione famigliare…. insomma guardandosi intorno si possono scoprire troppe situazioni nelle quali si ha la tendenza ad adagiarsi anziché lottare o “scappare”.
Fondamentalmente la paura più grossa che le persone hanno quando si tratta di andare contro a qualcosa che bene o male ci porta ad una stasi è quella del cambiamento: inevitabilmente quando la rana dovrebbe saltare fuori dalla pentola dovrebbe anche cambiare la sua situazione e questo la spaventa molto più dell’acqua che si sta scaldando.
Accettare ogni cosa e adeguarsi, adagiandosi sul fondo e lasciando che le cose accadono è il modo più facile e veloce per distruggersi la vita e su questo non ci piove, ma davvero vogliamo sopportare fino a quando non brucia? Fino a quando la situazione non diventa più sostenibile?
Questo porta ad accumulare piccole dosi di dolore, piccole frustrazioni, che magari sul momento non crediamo neppure importanti o deleterie ma che a lungo andare possono sfociare in frustrazioni, depressioni e sostanzialmente all’infelicità.

Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni.

 
Paulo Coelho
Immaginate di trovarvi in una relazione che non vi da quello che cercate, però tutto sommato non vi fa mancare niente, dove il partner antepone i suoi bisogni ai vostri, e voi vi mettete da parte per il bene della coppia, giorno dopo giorno questa relazione vi logora da dentro, proprio come l’acqua calda fa con la rana, fino al giorno in cui il dolore è così forte che non siete più in grado di affrontarlo e la situazione inizia a precipitare velocemente.
Tutta la rabbia, lo stress e l’insoddisfazione accumulata in giorni e giorni di adeguamento, dicendo sempre “ma si in fondo va bene così“, esplodono in una volta sola e le conseguenze di solito sono disastrose.
Per evitare di adagiarsi ed adeguarsi c’è però qualcosa che possiamo fare: accettare il cambiamento!
Non è un percorso semplice ma per cominciare potete essere un pochino più egoisti con voi stessi, prendervi delle pause, dedicare qualche momento a voi stessi, basta una passeggiata, un regalino, un caffè con un amico…
Questi piccoli piaceri quotidiani sono la base per l’autostima e per coltivare piccole soddisfazioni personali, da qui in poi è tutto più semplice anche il non accettare più passivamente ogni situazione e far crescere la propria determinazione a voler cambiare la propria situazione.
La rana poverella muore e sicuramente qualcuno di voi ha pensato che la propria vita non è così a rischio come la sua, ma se accettate passivamente ogni cosa che accade non state vivendo, state solo sopravvivendo e lo scopo dell’uomo è “vivere”. Voi state lentamente cadendo in quello che la psicologia definisce stress dormiente, quello che corrode lentamente, il più subdolo e pericoloso.
 Osservate la vostra condizione come se la vedeste da fuori, siete certi di conoscere le minacce che incombono o forse state vivendo come la rana, crogiolati in un limbo di passività che non fa altro che portarvi alla distruzione?
Non vivete la vita degli altri, non siete uno specchio, costruitevi la vostra vita, prendete le vostre decisioni, cambiate rotta, navigate in mari agitati, non sedetevi ad aspettare che l’acqua bolla… RISPETTATEVI, saltate via dalla pentola prima di finire bolliti!

I nove veli della percezione

All’incirca quindici anni fa un mio caro amico e collega di nome Don Harkins realizzò un video meravigliosamente stimolante che intitolò: La Schiavitù e gli Otto Veli. Prima che Don ci lasciasse prematuramente, trascorsi tanto tempo a discutere con lui l’Ipotesi degli Otto Veli. Infine mi invitò a scrivere un articolo da pubblicare sull’Idaho Observer, il suo giornale.
Condivisi gran parte del mio lavoro con Don, e insieme concludemmo che probabilmente i ‘veli’ che schermano la percezione umana siano nove, nove veli da perforare per procedere nell’evoluzione della coscienza e approdare infine ad una piena conoscenza della verità.
Discutendo della stesura ci dicemmo che il tema avrebbe potuto tranquillamente occupare un’intera edizione dell’Observer, e anche in quel caso sarebbe stato un lavoro superficiale. Ecco, uno dei talenti professionali di Don era la sintesi; prendeva una storia estremamente complessa e riusciva a ridurla in un formato succinto e comprensibile. In memoria di Don Harkins vi propongo la sintesi delle nostre conclusioni.
Perché Nove Veli, Anziché Otto
Ogni ricercatore di verità prima o poi si trova a contemplare l’incredibile struttura simmetrica della matematica, in particolare quella della geometria frattale che coinvolge i numeri interi dall’1 al 9. Per un’idea più concreta basta dare un’occhiata alle seguenti nove equazioni:
(1 x 8) + 1 = 9
(12 x 8) + 2 = 98
(123 x 8) + 3 = 987
(1234 x 8) + 4 = 9876
(12345 x 8) + 5 = 98765
(123456 x 8) + 6 = 987654
(1234567 x 8) + 7 = 9.876.543
(12345678 x 8) + 8 = 98765432
(123456789 x 8) + 9 = 987654321
Il fatto che molti celebri pensatori come Archimede, Copernico, Socrate e Da Vinci fossero dei matematici, è un elemento che fa riflettere. Personalmente sono convinto che tutto ciò che esiste – dalle profezie bibliche ai filamenti del DNA – sia basato su una serie di formule e modelli matematici – e ho studiato la materia abbastanza approfonditamente da acquisire la consapevolezza che la matematica sia di per se uno dei Nove Veli della percezione.
Prendete le scuole misteriche dell’antichità. Negli oscuri templi di Sumeria e Babilonia la Cabala mostrò il percorso verso l’ultima ‘Santa tra le Sante’ rivelazione (rivelare vuol dire rimuovere il velo che ostacola la conoscenza) sulla vita, la creazione, Dio e – se accolta con sincerità e onore – le reali origini dell’Uomo. Perforare i Nove Veli della percezione significa giungere alla comprensione dell’Ultima Verità, prima di accedere al Nirvana (l’unità finale con Dio), così come illustrato dalle moderne tavole di tracciamento (massoniche – n.d.t.).
Come un gigantesco gioco da tavolo a base di Sudoku, la nostra esperienza in questa realtà ruota intorno ai numeri dall’1 al 9 in numerosi modi notevoli. Ogni cosa ha un ruolo preciso nel sistema e tutto si adatta alla perfezione all’eterna griglia del tempo e dello spazio. La conoscenza arcana occulta si inserisce in modo perfetto nella griglia matematica chiamata logica. Yeshua (Gesù) disse ai propri discepoli: “Conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi.”
Perché la Gente Non Riesce a Vedere la Verità?
A questa domanda rispondono le sagge parole che Don scrisse nel 2001:
“Negli ultimi anni ho sviluppato e scartato un’enorme mole di teorie nel tentativo di spiegare il motivo per cui la maggior parte delle persone non riescano a vedere la verità, nemmeno quando questa le colpisca come un pugno in faccia. Quelli di noi che riescono a vedere il ‘complotto’ hanno partecipato a molte discussioni circa l’incapacità della gente di valutare l’evidenza dei fatti e le prove documentali con cui quotidianamente dimostriamo lo stato di schiavitù e ipnosi in cui versa la collettività. La spiegazione più accreditata è che la maggior parte delle persone si rifiuti di vedere ciò che sta accadendo.
Gli individui estremamente immorali che compongono le élite al potere hanno allestito un pascolo virtuale in cui greggi di esseri umani brucanti come pecore raramente – se non mai – si prendono la briga di levare gli occhi dall’erba e notare le etichette colorate pinzate alle loro orecchie. Di solito gli stessi individui incapaci di vedere questa condizione di cattività tendono ad etichettare come ‘teorici della cospirazione’ quelli che abbiano realizzato di trovarsi in un pascolo, ed intravisto in lontananza il profilo sinistro della casa del pastore.
Infine ho trovato una spiegazione. Non è affatto vero che tutti coloro i quali non si accorgano che la loro libertà va dileguandosi sotto i continui giri di vite del potere ‘si rifiutano di vedere’; semplicemente, essi non possono vedere ciò che sta accadendo, e ciò a causa dei veli che oscurano la loro percezione.
Filtrazione
Qualsiasi attività umana è contraddistinta da un processo di filtrazione. Uno degli esempi più banali di tale processo è quello degli sport. Facciamo sport fino a quando per un motivo o per l’altro ci troviamo esclusi dai campi da gioco. Gli atleti professionisti non sono mai stati ‘filtrati’ dai campi da gioco, e alla fine sono giunti in cima. La filtrazione inizia con milioni di bambini che prendono parte alle Little League ogni primavera, e giunge a conclusione molti anni dopo, quando di quei milioni di bambini restano in campo circa 50 professionisti che giocano le World Series nel mese di ottobre.
Il Primo Velo
Ci sono oltre sei miliardi di persone sul pianeta. La maggior parte vive e muore senza aver mai preso atto di qualsiasi elemento non riguardi strettamente la propria sopravvivenza. Il novanta per cento di tutta l’umanità vive e muore senza aver perforato nemmeno il primo velo.”
Si può anzi notare che meno dell’1% dei 6 miliardi di persone che popolano il mondo (oggi superano i 7 miliardi) riesca a perforare tutti i veli, cifra che sembra essere in costante decremento. Per amministrare il ‘pascolo virtuale’, il potere corrompe con successo molti di coloro che abbiano perforato più veli, in modo tale da fuorviare chi si avvicini alla verità, in diversi campi. Personalmente definisco questo fenomeno ‘prostituzione intellettuale’; la svendita della dignità personale in cambio di un piatto di lenticchie. Lo sfarzo della ricchezza, la fama e l’elevazione sociale hanno sedotto molti intellettuali dotati e promettenti.
Oltre il Primo Velo.
Il dieci per cento della popolazione mondiale perfora il Primo Velo e scopre il mondo della politica. Costoro si recano a votare e coltivano opinioni politiche che però sono indirizzate dal mondo che li circonda; l’istruzione e i media li hanno ‘condizionati’ ad accettare l’idea che i funzionari governativi, i ‘vip’ che popolano il circuito mediatico e altri personaggi etichettati come ‘esperti’ siano le voci della verità. Il novanta per cento delle persone incluse in questo insieme vive e muore senza superare il Secondo Velo.
Oltre il Secondo Velo.
Il dieci per cento di coloro che perforano il Primo Velo supera il Secondo Velo, per esplorare il mondo della Storia ed il rapporto tra l’individuo ed il governo. Il novanta per cento delle persone di questo insieme vive e muore senza superare il Terzo Velo.
Oltre il Terzo Velo.
Il dieci per cento di coloro che perforano il Secondo Velo, riesce a superare il Terzo Velo per scoprire che ogni risorsa del mondo – compresi gli esseri umani – è controllata da famiglie ricche e potenti le cui secolari attività di potere si sono evolute nelle moderne strategie di estorsione globale, per via delle quali l’intera economia mondiale è attualmente indebitata. Il novanta per cento delle persone di questo insieme vive e muore senza superare il Quarto Velo.
Oltre il Quarto Velo.
Il dieci per cento di coloro che perforano il Terzo Velo, riesce a superare il Quarto Velo per scoprire il ruolo ricoperto nella storia e nella cultura dagli Illuminati, la Massoneria e altre società e poteri occulti. Questi poteri si trasmettono – generazione dopo generazione – le conoscenze arcane con cui perpetuano l’asservimento politico, economico e spirituale della gente comune a vantaggio delle linee di sangue più antiche della Terra. Il novanta per cento delle persone di questo gruppo vive e muore senza superare il Quinto Velo.
Oltre il Quinto Velo.
Il dieci per cento di coloro che perforano il Quarto Velo, riesce a superare il Quinto Velo per apprendere che i poteri occulti hanno cognizioni così avanzate da riuscire a controllare i pensieri e le azioni della gente con la stessa facilità con cui noialtri riusciamo in pochi attimi a spedire a letto i nostri figli. Scopre che tali cognizioni esistono fin dai tempi di Noè, proprio come fin dall’antichità è possibile creare forme di vita sintetiche, e da sempre esiste la smania di sostituirsi a Dio. Il novanta per cento delle persone di questo gruppo vive e muore senza superare il Sesto Velo.
Oltre il Sesto Velo.
Il dieci per cento di coloro che perforano il Quinto Velo riesce a superare il Sesto Velo, per apprendere che le chimere e gli esseri alieni che popolano la letteratura sono reali e sono le forze che agiscono dietro i poteri occulti. Il novanta per cento delle persone di questo gruppo vive e muore senza aver superato il Settimo Velo.
Oltre il Settimo Velo.
Il dieci per cento di coloro che perforano il Sesto Velo supera il Settimo, e scopre l’incredibile mondo della geometria frattale. La legge universale dei numeri è compresa e abbracciata nella sua interezza. Chi perfora il Settimo Velo realizza che l’intera forza creativa universale e tutti i ‘misteri’ della realtà, tra cui il tessuto del tempo e dello spazio e gli universi paralleli, sianostrettamente correlati a formule e codici numerici. Quelli dotati di intelletti capaci di perforare il Settimo Velo spesso soccombono alle lusinghe e promesse di ricchezza offerte dal potere, quindi oltre il novanta per cento di costoro vive e muore senza perforare l’Ottavo Velo.
Oltre l’Ottavo Velo.
Il superamento dell’Ottavo Velo svela Dio e la pura energia conosciuta come amore, cioè la forza vitale di tutti gli esseri viventi, che in realtà sono una cosa sola. E’ necessaria una profonda umiltà per perforare l’Ottavo Velo.
Oltre il Nono Velo.
Superare il nono velo significa processare l’energia pura nota come amore e diventare così realmente Uno con Dio e la Sua volontà.Ciò induce ad abbracciare pienamente la carità e permette di guadagnare la piena comprensione sul piano universale del sacrificio, la morte e la redenzione; l’esistenza diventa completa, il cerchio si chiude e si diventa in grado di vedere la realtà con gli occhi di un bambino innocente, e al contempo la profonda saggezza che nasce dall’amore puro.
Un Paio di Calcoli.
Se questa teoria è corretta, ci sono solo circa 60.000 persone sul pianeta che siano riuscite a perforare il Sesto Velo. L’ironia qui è incredibile, poiché tutti quelli che sono fermi dietro i veli precedenti non possono che bollare le persone che hanno perforato i veli successivi come strambe o ‘malate di mente.’ Con ogni velo perforato una cifra sempre più esigua di persone sempre più illuminate è considerata pazza da un numero sempre più elevato di persone sempre meno illuminate. Tanto più accoratamente chi ha perforato il Sesto Velo si sgola per descrivere le proprie scoperte a quelli dei veli precedenti, tanto maggiore è l’idea di follia che suscita in chi non può vedere. Si tratta di una verità evidente. Così come appare evidente il fatto che la comunicazione di massa sia istruita dal potere per alimentare questo equivoco.
Il Nostro Nemico: Lo Stato.
Dietro i primi due veli troviamo la grande maggioranza delle persone sul pianeta. Sono usate come strumenti e pedine dallo Stato. Quelli del Secondo Velo che considerano giustificate le azioni del potere che invia migliaia di persone dei primi veli a morire in terre lontane come carne da macello. Sono tutti convinti che le macchinazioni del potere abbiano a che fare con questioni di sicurezza patriottica, in funzione delle quali valga la pena di morire.
Quelli del Terzo, Quarto, Quinto e Sesto Velo sono di crescente impaccio per lo Stato, per via della loro crescente indisponibilità a lasciarsi usare come pedine per trasferire il potere e la ricchezza dei tanti nelle mani dei pochi. Spesso accade che per ogni velo che riescono a perforare costoro debbano sacrificare rapporti di amicizia e familiari, carriere professionali e quindi libertà all’interno del sistema.
Albert Jay Nock (1870-1945), autore de Il Nostro Nemico, lo Stato (1935), spiegò cosa accade a chi riesca a perforare gli ultimi due veli:
“In che modo si rapporta lo Stato ad individui del livello di Gesù, o Socrate? Semplicemente li crocifigge o li avvelena senza alcun motivo specifico, se non quello che siano talmente imbarazzanti da meritare la morte.”
Conclusione.
Riprendendo il discorso di Don Harkins:
“Adesso sappiamo che non è vero che il nostro prossimo sia così impegnato a districarsi in mezzo alle beghe quotidiane da ‘rifiutarsi di vedere i meccanismi con cui è schiavizzato e indottrinato. Semplicemente, esso ‘non può vederli’, non ne è proprio in grado, così come non è possibile vedere cosa ci sia dall’altro lato di un sipario chiuso.”
Lo scopo di questo breve saggio è triplice:
1- Aiutare le poche persone che abbiano perforato gli ultimi veli ad accettare il fatto che le masse dei primi veli interpreteranno sempre la loro lucidità come follia;
2- Aiutare le persone confinate dietro i primi veli a comprendere che respirare e occuparsi dei propri bisogni materiali è solo l’inizio di qualcosa di molto più complesso.
3- Garantire che la più grande avventura della nostra vita è celata dietro il prossimo velo, perché si tratta di un velo in meno che si frappone tra noi e Dio.
Articolo in lingua inglese, pubblicato sul sito A True Ott
Link diretto:
https://atrueott.wordpress.com/2010/12/28/understanding-the-nine-veils/